La natura, armonicamente ritratta nei suoi elementi identitari, qui ripresi con maestria nella figurazione scandita dalle rispettive forme e dalle piacevoli cromie che li descrivono. E realtà, leggibile nell’oggettività della sua essenza attraverso il manufatto, che rinuncia all’intento meramente estetico per assumere il ruolo di media, attestando lo shokante primato della visione soggettiva su ogni sua forma di possibile rappresentazione.
L’essenza vitale del creato, ripresa dalle forme e dai colori evocativi della sua intrinseca purezza che diviene pittura, scultura e grafica, tra le mani dell’artista Daniela Carletti. Ferrarese, formatasi presso l’Accademia d’Arte di San Nicolò ed inizialmente dedita alla creazione di manufatti in terracotta e di figure antropomorfe realizzate in fil di ferro e gesso, dal 1990 volge l’attenzione alla natura quale fonte d’ispirazione primaria, colta negli elementi più rappresentativi quali fili d’erba o canne, sovente cresciuti lungo rive o fossi, per riprodurli in gesso ed apporli sulla tela applicando una tecnica personale maturata dall’esercizio e dalla costante ricerca ad esso applicata. La presenza presso il Padiglione Italia della 54^ edizione della Biennale di Venezia, l’ampio numero di rassegne personali e collettive cui ha partecipato in Italia ed all’estero – specialmente negli Emirati Arabi – i testi critici dedicati e la pubblicazione all’interno degli Annuari dell’Arte Moderna editi da Mondadori ne completano il profilo attestandone il rilievo.
Una reazione improvvisa che sovraccarica la mente ed il cuore della persona, ne sollecita bruscamente l’equilibrio conducendolo ad un nuovo ed inatteso stato permeato dal disorientamento e dalla confusione, se non dall’incapacità di reagire. Sintesi del termine ‘Shock’ il quale, nell’arte del grizzanese Sauro Benassi, sancisce il culmine della meditazione sottesa alla poetica dell’artista e si contrappone all’accezione infinitamente immaginifica dei celebri tagli di Lucio Fontana per riqualificarsi come tappa di un percorso di crescita interiore scandito dalle diverse serie pregresse definite, nello specifico, Shu, Darshan, This, Apparenza e Ciò che è. Soggettività, per tanto, riconducibile all’affermazione del primato dello sguardo di chi vive e fruisce l’opera, qui virtuale porta d’accesso alla verità oltre il mero manufatto, le cui forme sono talvolta leggibili in piccoli quadrati, dipinti ad olio ed aventi formato di due per due centimetri cadauno, la cui vibrante eterogeneità cromatica accende ed esprime al pari lo stupore dell’artefice e l’emozione dell’osservatore.
Testo critico e presentazione:
Pietro Franca